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Sapori di una Sicilia

ritrovata

Storie dalle trazzere

CANTASTORIE

DI SICILIA

Un’isola vista da lontano è lì, ferma, immobile. Il mare le danza intorno, il sole l’ammira allontanandosi e avvicinandosi per non dare troppo nell’occhio, il vento osa di più:

l’attraversa, la bacia, la scopre.

Una ventata di aria fresca è quello che si propone di portare Le Trazzere del Gusto a tutti coloro che vorranno scoprire la Sicilia, il suo territorio, la sua storia, la sua tradizione. Dal 2010 un gruppo di giovani siciliani, che non sdegnano affatto l’esperienza di chi ha già diverse lune sulle spalle,  porta avanti con attenzione un lavoro di riscoperta del patrimonio enogastronomico siciliano, un cammino alla ricerca di prodotti locali, artigianali, naturali, tradizionali, frutto dell'ingegno, della passione e dell’impegno di donne e uomini nati in questa terra o che di questa terra si sono innamorati, oggi come in passato.

Conoscere Le Trazzere del Gusto significa conoscere la Sicilia, i suoi frutti sani, prodotti di un’Italia fatta di sole, terra, mare, profumi e sapori che arrivano da lontano, incontro tra popoli e culture.

Navigare per questo sito sarà un modo per viaggiare in lungo e largo per le trazzere di questa terra, per scoprirla, conoscerla e amarla.

Potrete coglierne i frutti, seguirne la nascita e attraverso la loro storia toccarne l’essenza. Noi selezioneremo le storie più belle e ve le racconteremo con lo spirito dei cantastorie che sfidavano le impervie strade dell’entroterra per portare ovunque arte e cultura.

Ph: Eugenio Interguglielmi (Palermo inizi XX sec)

È in Sicilia che si trova la chiave di tutto.

Johann Wolfgang von Goethe

Etica, cultura, qualità ed economia.

Valdibella cammina sulla strada della tradizione contadina del proprio territorio con lo sguardo innovativo del presente: l’agricoltura biologica, prassi di questa azienda, vede un percorso produttivo basato sulla valorizzazione dei vitigni tradizionali, condotta con l’animo da ricercatore attento a tutte le novità che possano migliorare il prodotto del proprio lavoro, nel rispetto massimo della biodiversità.
A partire dal 2009 l’azienda ha iniziato ad applicare un nuovo programma: La Carta per la Biodiversità. Coltivare solo in Biologico non basta. Una monocoltura anche se bio è sempre negativa. Le coltivazioni sono state nel tempo trasformate in centri di equilibrio, dove il vigneto si trova integrato con altre colture tipiche, Olivo, Mandorlo, Fichi, Melograno, vicino ad aree naturali, piccoli boschi, laghetti, incolti, siepi, cumuli di pietre etc. Praticano l’inerbimento del vigneto da Ottobre a Marzo, poche lavorazioni superficiali, sovesci di leguminose e creazione di corridoi inerbiti.

Valdibella è oggi una Cooperativa che raggruppa sei produttori i cui vigneti si estendono per 38 ettari nel territorio del Comune di Camporeale, terre che vedono lavorare i giovani del paese e gli ospiti delle strutture d’accoglienza Salesiane Itaca, Labor e Don Bosco.

Storie dalle vigne

AMORE AL VINO

intervista a Bea Badalucco

Amore per la Sicilia, amore per il proprio lavoro, amore per le viti ma soprattutto amore per le persone. Perché percorrere una strada è anche incontrarsi, conoscersi, innamorarsi.

La ricerca dell’essenza più vera delle cose.

Questa è la caratteristica di cui Bea Badalucco va più fiera e con la quale ama presentarsi con semplicità immediata. Questo principio ha guidato ogni scelta della sua vita, a cominciare dai suoi studi in Belle Arti, al suo amore per Pierpaolo, alla decisione di trasferirsi in Sicilia dalla Spagna, alle sue amicizie, al suo lavoro in vigna, al suo essere oggi una moglie e una mamma che vive a pieno e con gioia questa responsabilità. Parlando con lei, incontrandola anche per poco, ti arriva chiara la sua autenticità. Forse è anche questo ciò che ha portato quel giovane ragazzo incontrato appena arrivata a Palermo, a capire che, oltre a quella bella amicizia nata fra loro, c’era dell’altro. Bea parla entusiasta di Pierpaolo che oggi è suo marito e padre delle loro tre bellissime bambine.

 

Prova a fare un ritratto di tuo marito.

“Pierpaolo è un uomo sincero, tenace, che crede in ciò che fa, nelle persone, nelle amicizie, che si mostra per ciò che è, senza maschere, capace di grandi sacrifici per realizzare ciò in cui crede”.

In lui Bea ha trovato quell’esempio di autenticità di cui da sempre va alla ricerca.

 

Ripensando alla vostra storia, qual è il segreto che sta dietro l’incontro dei vostri due mondi, l’enologia e l’arte, apparentemente così diversi?

Vino e Arte sono entrambi una questione di piaceri: quando guardi un quadro, non pensi al simbolismo o al grande autore che lo ha realizzato, ti piace perché ti comunica qualcosa di speciale, così come il vino, quando lo bevi, al di là del suo costo o delle sue uve pregiate, ti piace perché in quel momento ti fa stare bene, ti trasmette una sensazione piacevole. Entrambi contribuiscono a godere della bellezza della vita.

 

Guidaci in un piccolo viaggio di piacere nel vostro vino. Amate presentarlo come il “giusto connubio tra Sicilia e Spagna”. Quali somiglianze e differenze tra queste due culture è capace di racchiudere?

Sicuramente la condivisione della grande cultura del vino di entrambi i paesi; hanno una intensa storia alle spalle di cui il vino ha fatto sempre parte, a cominciare dai Fenici, il vino è stato uno dei prodotti chiave di entrambe le culture. Porta quindi con sé l’importanza della valenza storica che il vino ha avuto nelle terre mediterranee. Racchiude inoltre il carattere socievole che contraddistingue i siciliani e gli spagnoli, per questo molto lontani dai popoli del nord Europa; racchiude infine la bellezza della comune cultura religiosa che ci unisce nelle tradizioni popolari molto simili. Per quanto riguarda le differenze, è capace di esprimere la positività tipica spagnola e insieme quell’atteggiamento negativo italiano misto però alla vostra meravigliosa capacità di ripartire e reinventare. Gli Spagnoli sono molto più quadrati, non proprio come i tedeschi, ma quasi! Voi italiani riuscite a lamentarvi tanto, ma quando decidete di ripartire, avete la capacità di trovare velocemente soluzioni geniali. Un esempio è mio marito, a volte ha tanti problemi in cantina che spesso lo buttano giù, ma riesce sempre a trovare la chiave giusta per risolvere tutto in due minuti. Questa è una vostra dote fantastica.

 

Tu e Pierpaolo con la vostra idea avete rinnovato i terreni e la cantina di famiglia dal 2008, anno in cui vi siete sposati e avete deciso di concretizzare il vostro progetto. Come è la vostra vigna oggi?

Potrei partire raccontandoti che per il periodo della raccolta siamo stati tutti là. Stando in vigna ti rendi sempre più conto dell’immenso lavoro che c’è dietro. Penso che la gente non riesca a comprendere appieno la difficoltà che sta dietro ai vini naturali. Io stessa vedo Pierpaolo che sino alle due del mattino sta in cantina per monitorare tutti i singoli passaggi. L’uva deve fare da sé un gran lavoro: tutto questo zucchero deve convertirsi in alcol solo attraverso i lieviti naturali, quindi delle stesse uve, che dosiamo con assoluta meticolosità. Quando poi però  il vino ce la fa, sei felicissimo e incredulo insieme perché quell’uva era arrivata in cantina già stremata dalla sua lunga crescita in vigna in cui a fatica aveva dovuto superare i tanti ostacoli quotidiani, ma nonostante tutto, riesce a trovare la forza per fermentare e ce la fa. Chi non fa vini naturali, non partecipa in maniera autentica e vera a questa processo fantastico della natura. C'è chi si limita ad aggiungere lieviti, stimolare e velocizzare la fermentazione, ad aggiungere essenze, senza aspettare e rischiare con il solo unico obiettivo di vendere un prodotto gradevole e il più possibile simile nelle varie annate. Chi fa vini naturali come noi e ci crede, è disposto a rischiare sapendo che così ogni anno il vino sarà diverso; conosce a fondo l’uva e sa che non è mai uguale nel tempo. È sicuramente molto più impegnativo, ma ti da una immensa soddisfazione e ti godi il tuo vino come una piccola grande conquista. Quando poi qualcuno ti chiama per acquistarlo e riconosce il valore che c’è dietro quella bottiglia, questo ti riempie di gioia.

 

Nel tuo ruolo in azienda, la tua formazione artistica che spazio trova?

Contribuisco alla costruzione dell’immagine del nostro vino, mi piace tantissimo collaborare con due miei amici e colleghi dell’Università alla creazione delle etichette e delle brochure.

 

Come riesci a coniugare la tua vita da mamma e il lavoro da vignaiola?

Arrabbiandomi (e sorride dicendolo). Sono chiamata con piacere a fare la mamma, continuando a lavorare nel mondo del vino. Ti rendi conto però che si riesce a fare bene entrambe le cose e questo un po’ rattrista perché si vorrebbe dare il massimo in entrambi gli impegni. Alla fine riesco, pur sentendo la fatica e determinata nel voler crescere le mie figlie in prima persona. Ritaglio piccoli spazi per me e per crescere nel lavoro, ma adesso ho una grande responsabilità: essere madre di 3 bambine; anche da me dipende il loro futuro. Poi quando andranno a scuola e le mattine tornerò ad essere più libera, tornerò a dedicarmi nuovamente con più impegno al mio lavoro.

 

Come vivono le vostre figlie il mondo della vigna?

A loro piace tantissimo. È Pierpaolo che le coinvolge, è lui che trasmette loro tutto questo amore. Le porta con sé a raccogliere l’uva e poi magari quando rientrano a casa le senti che giocano fra loro a pigiare l’uva. Quando stiamo in vigna tanti giorni, lontani dai giochi di casa o schermi, le vedi comunque felici e se lo godono tantissimo. Imparano a conoscere la bellezza del mondo della vigna sentendola come parte della famiglia, crescono felici e libere, forse un giorno decideranno di dedicare la loro vita ai campi come enologhe o agronome, sceglieranno liberamente, faranno ciò che il cuore suggerirà loro

 

Ci hai regalato il tuo racconto di donna, moglie e mamma vignaiola, salutaci con un tuo sogno.

Poter stare in campagna con i miei figli ma soprattutto insegnar loro a scegliere una vita libera. Immagino un futuro in cui io e mio marito lavoriamo in campagna, per me ritagli di tempo dedicati alla pittura, entrambi sereni nel sapere le nostre figlie libere, forse in giro per il mondo per lavoro o studio, in attesa che vengano a trovarci, per gustare ancora una volta la bellezza della famiglia riunita.

 

In fondo per i tuoi figli, rivedi un po' la tua storia.

Sin dalla mia infanzia, mi hanno educato al rispetto assoluto della libertà individuale, che non è libertinaggio. È una libertà pura che parte dal rispetto dei propri sentimenti, dall’essere liberi di fare ciò in cui si crede; da lì si imparano a costruire le vere amicizie, a trovare il vero amore e anche il lavoro. Questa forza ti permette poi di trasmettere anche agli altri la bellezza della libertà e quindi soprattutto ai figli, insegnando loro ad essere uomini e donne autentici.

Sai cos'è la nostra vita? La tua e la mia?

Un sogno fatto in Sicilia.

Forse stiamo ancora lì e stiamo sognando.

Leonardo Sciascia

Prodotti che raccontano
territorio e passione.

A tutela delle tipicità locali del settore agroalimentare, la Comunità Europea, nel 1992 approva il Regolamento CEE 2081/92 secondo il quale un prodotto viene certificato DOP quando la sua qualità o le sue caratteristiche sono “dovute essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico comprensivo dei fattori naturali ed umani e la cui produzione, trasformazione ed elaborazione avvengano nell’area geografica delimitata”. Uomo e Territorio quindi in un binomio inscindibile: caratteristiche ambientali e tecniche di produzione trasmesse nel tempo, amalgamate insieme sanno dar vita ad un prodotto “tipico” solo di una determinata zona e introvabile al di fuori di essa. Ad ulteriore garanzia di tracciabilità e tipicità, è necessario che le materie prime siano del luogo e che la produzione avvenga all’interno del territorio interessato, secondo un preciso disciplinare. I formaggi siciliani insigniti del titolo Dop sono il Pecorino Siciliano, il Piacentino Ennese, il Ragusano e la Vastedda della Valle del Belìce.

Storie dai campi

LE RAZZE STORICHE

Capra Girgentana, capra Maltese e capra Argentata dell'Etna; una lunga storia che arriva sino ai nostri giorni grazie alla passione dei casari che le allevano riscoprendone le tipicità, la storia, le caratteristiche e trasformando il loro latte in formaggi autentici e indimenticabili.

GIRGENTANA

Esempio delle commistioni tra i popoli che in Sicilia vissero e convissero: le origini di questa razza ovina sono legate all’Asia e alla Grecia. Alcuni ricercatori ritengono che sia una sottospecie della capre asiatiche come la Prisca o la Falconieri o Markor e che sia poi arrivata in Sicilia con i Greci che avevano fondato la città di Akragas, nella parte meriodionale dell’Isola, nel territorio oggi di Agrigento. Da numerose testimonianze, fu proprio nei territori agrigentini che questa specie rimase a lungo presente in maniera considerevole, tanto da assumere il nome di Girgentana, da Girgenti, antico nome della città di Agrigento.

Particolare il loro aspetto: pelo lungo folto e bianco, a volte maculato, di taglia media, il viso piccolo con la tipica barbetta sul mento e una frangetta sulla fronte sormantata da ciò che contradistingue più di tutto questo animale, le grandi corna attorcigliate, erette e turrite.

Le girgentane sono allevate allo stato semibrado: solitamente pascolano libere, tranne nelle giornate piovose o rigide, durante le quali rimangono nei caprili e viene loro somministrata una razione alimentare aggiuntiva. Spesso lì vengono divise tra loro da apposite paratie così da evitare di poter ferirsi a vicenda con le lunghe corna al momento della distribuzione del foraggio, costituito da cereali e legumi di tradizione locale. Il loro latte è pregiato per il buon equilibrio tra grassi e proteine, quindi è facilmente digeribile; negli anni passati, nell’entroterra siciliano, veniva venduto a domicilio mungendo la capra al momento. Oggi viene maggiormente destinato alla caseificazione di prodotti a latte crudo.

MALTESE

Nata nelle terre bagnate dal Mediterrano medio-orientale, prima fra tutte Malta da cui prende il nome, è una razza che arriva in Sicilia nel periodo in cui questa isola riveste un ruolo di primo piano nel commercio mediterrano, quì trova un ambiente ad essa molto favorevole tanto da essere nel tempo considerata una razza autoctona. Dalla particolare attitudine lattifera, è una capra docile, di taglia media, dal mantello bianco-giallastro, pezzato spesso nero, con pelo medio-lungo. Priva di corna, ha delle grandi e lunghe orecchie pendenti. Viene allevata solitamente allo stato brado o semibrado, ma è anche adatta ad un allevamento intensivo in stalla. Il suo latte è rinomato per l’assenza di odore e sapore ircino e ha una particolare attitudine alla trasformazione casearia.

ARGENTATA DELL'ETNA

Il suo mantello le conferisce quella particolarità che porta nel nome: un lungo e folto manto grigio con riflessi argentei. La testa, con la tipica barbetta e il ciuffo, è sormontata da corna diritte all’indietro, leggermente curve che nei maschi si presentano ancora più divaricate.

Le origini di questa particolare razza sono ad oggi ancora sconosciute. Ad ospitare questi ovini, le zone montuose di Catania e Messina, alcuni sono presenti anche tra Palermo ed Enna. Crescono in allevamenti assai rari, si contano infatti solo poco più di 1000 esemplari registrati, allevati allo stato brado e semibrado. Il loro latte è altamente proteico e destinato interamente alla produzione casearia

Nessuna isola erge sull’orizzonte della nostra civiltà

una fronte più radiosa della Sicilia.

Punta verso tre continenti e ne sintetizza le caratteristiche.

Tre volte, nel corso dei secoli, fu il più fulgido centro

del mondo mediterraneo

Roger Peyrefitte

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